Convegno 2017

Epatite C: incontro informativo 2017

UN SOLO OBIETTIVO: ELIMINARE L’EPATITE C!

Potremo riassumere con questa espressione il sentimento e le volontà emerse da questo incontro. Un messaggio che non lascia spazio ad interpretazioni, un messaggio che finalmente trova i presupposti per divenire realtà, un messaggio destinato a tutti i pazienti e medici, per spronare i primi a iniziare il percorso di guarigione e i secondi ad un impegno massimo per poter rispondere in tempi brevi al bisogno di salute di tutte le persone affette da Epatite C!

Eliminare l’Epatite C…” – è del resto anche il titolo dato all’ormai consueto Incontro Informativo organizzato dalla Società Cooperativa Sociale onlus SVR24 e patrocinato dalla Regione Piemonte e dall’Associazione Pazienti EpaC onlus tenutosi lo scorso 30 settembre a Torino, un incontro che ancora una volta ha permesso un confronto e dialogo diretto tra pazienti, medici e decisori.

Oggi, infatti, il Piemonte pare aver intrapreso un percorso virtuoso, che se portato avanti come nelle intenzioni dimostrate, condurrà di sicuro a risultati egregi.
Lo dimostra non solo l’ampio dialogo delle istituzioni con un’Associazione pazienti nella persona di Saverio Ventura (referente EpaC per la regione Piemonte), ma soprattutto i fatti: centri prescrittori quasi raddoppiati rispetto al 2015, numero di terapie realizzate cresciuto in maniera forte. Eppure c’è ancora tanto da fare, a partire da una crescita ancora maggiore delle terapie avviate, azioni più organiche di intervento su tutto il territorio, integrate con tutti i servizi e le realtà. Tutti elementi essenziali questi per poter davvero porre la parola fine all’epatite C!

Questo anche il sunto dell’intervento del dr Maurizio Dell’Acqua (Direttore Sanitario Città della Salute e della Scienza – Torino) che ha sapientemente tirato le somme sulla realtà Piemontese, evidenziando quanto prezioso sia stato il lavoro fino ad oggi svolto, un lavoro che ha risollevato il Piemonte da una situazione che certamente non era stata idilliaca, che oggi è chiaramente diversa, ma sulla quale occorre ancora lavorare per poter davvero procedere verso l’eliminazione dell’epatite C, non solo diritto di tutti i pazienti, ma “obbligo” clinico, etico e sociale.

Un intervento dunque che non ha nascosto le difficoltà, che ha dato plauso ai meriti, che ha apertamente illustrato le criticità da affrontare, ma che ha anche messo in luce la gioia di poter oggi finalmente accogliere tutti i pazienti, abbandonando quell’imbarazzo e disappunto del dover dire “non sei abbastanza grave” che oggi però è solo un ricordo.

Oltre 350 i pazienti che si sono uniti alla discussione, animata e condotta dai maggiori esponenti dell’epatologia, della Gastroenterologia e delle Malattie Infettive della Regione, senza dimenticare, ovviamente, il sapiente e insostituibile contributo dei membri dell’Associazione.

Il programma scientifico

Il programma è stato ricchissimo di interventi, pregno di contenuti ed ha lasciato ampio spazio alle considerazioni, riflessioni e, ovviamente, al confronto con i partecipanti.

Ogni tematica è stata toccata, tante le informazioni che sono state date, tantissimi i messaggi lanciati, molteplici i dubbi chiariti, ferme le intenzioni mostrate e ribadite.

Il convegno si è articolato in due fasi principali, per concludersi con un ampio spazio dedicato alle domande ed al confronto.

Dopo i saluti ed il benvenuto di rito di Ivan Gardini, presidente di EpaC, si è aperta la prima sessione, durante la quale, con la moderazione della prof.ssa Antonina Smedile (Città della Salute e della Scienza – Torino) e di Massimiliano Conforti, vicepresidente EpaC, si sono susseguite 3 relazioni, incentrate su aspetti principalmente clinici.

In particolare, il dr Salvatore Petta (Policlinico G. Giaccone – Palermo) ha affrontato la tematica delle nuove terapie per l’epatite C, una disquisizione molto interessante che è partita dai dati di distribuzione dei vari genotipi del virus HCV, in funzione delle terapie ad oggi disponibili, evidenziando come, grazie agli enormi passi fatti dalla ricerca, oggi il problema non sia più quello dell’efficacia, ma di capire come poter rendere più gestibile e semplificabile la terapia stessa. La sua relazione si è quindi spostata sulla gestione del paziente in terapia, con un’ampia sezione dedicata alla valutazione delle possibili interazioni farmacologiche, alla necessità di un monitoraggio disegnato ed adattato al singolo paziente ad alle sue condizioni cliniche e copatologiche, mettendo, infine, in evidenza come la chiave per una gestione ottimale sia quella della multidisciplinarietà integrata.

A seguire l’intervento sapiente del dr Cosimo Colletta (Ospedale Madonna del Popolo – Omegna) focalizzato sulla tematica dei pazienti “particolari: scompensati, anziani, con recidiva, adolescenti”. Il dr Colletta ha illustrato in maniera precisa e chiara rischi e benefici, limiti e possibilità nel trattamento di pazienti che presentano delle condizioni patologiche a rischio, come gli scompensati o i pazienti con epatocarcinoma (in atto o pregresso); ha spiegato quali sono oggi le possibilità per chi ha fallito un precedente trattamento; ha mostrato come anche il trattamento in persone anziane sia da considerarsi efficace, non solo per il benessere del paziente, ma anche in termini economici per il Sistema Sanitario Nazionale. Infine, estremamente interessanti sono stati i dati presentati relativamente alla possibilità, che a breve ci sarà anche in Italia, di utilizzare alcuni dei DAA nel trattamento dei ragazzi in età adolescenziale.

Ultima relazione della prima parte, è stata quella del prof. Mario Pirisi (A.O.U. Maggiore della Carità – Novara), che ha trattato un argomento estremamente dibattuto negli ultimi mesi ed estremamente interessante per migliaia di pazienti, ovvero quello del paziente con cirrosi guarito dall’infezione, tra miglioramento della malattia e rischio di epatocarcinoma. La chiave interpretativa della brillante relazione può essere così riassunta: eliminare l’infezione apporta straordinari benefici anche nel paziente con cirrosi, riducendo le possibilità di sviluppare epatocarcinoma; tuttavia, un paziente con cirrosi presenta un rischio di HCC in ogni caso elevato, per cui occorre proseguire un attento ed accorto monitoraggio dopo la terapia.

La seconda sessione, moderata dal prof. Stefano Bonora e dalla dott.ssa Elena Vecchi, ha avuto un orientamento più incline alla discussione ed al dibattito, che in rapida successione ha visto gli interventi del dr Paolo Garbagnoli (Ospedale SS Antonio e Margherita – Tortona), che ha evidenziato gli enormi benefici derivanti dall’eliminazione dell’infezione, benefici non solo clinici o “fisici” ma anche e a volte soprattutto “psicologici” e sociali, senza ovviamente dimenticare però che in molti pazienti, soprattutto quelli con patologia epatica avanzata, proseguire il monitoraggio resta una priorità.

A seguire Ivan Gardini presidente dell’Associazione Pazienti ha invece fatto il punto e ripercorso “la breve storia” dell’importazione dei generici, un tema che oggi, grazie all’abbattimento delle restrizioni di accesso, è in via di estinzione; il suo monito resta però alto: attenzione a chi specula sulla salute delle persone!

L’ultima parte è stata infine una “Tavola Rotonda” coordinata dal prof. Giovanni Di Perri (Ospedale Amedeo di Savoia – Torino) e dal dr Salvatore Petta, incentrata sul tema della gestione delle liste di attesa, dell’incremento dell’offerta curativa, del coinvolgimento dei medici di famiglia, temi affrontati e discussi assieme al dr Bonora, al prof. G. M. Saracco (Città della Salute e della Scienza di Torino), al dr Carbone (Azienda Ospedaliera SS. Antonio e Biagio – Alessandria), al dr Manca (Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle – Ospedale di Cuneo), alla dr.ssa De Giovanni (Ospedale Cardinal Guglielmo Massaia – Asti), al dr Tabone (Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano – Ospedale Umberto I  – Torino).  La discussione è stata molto interessante e ricca di risvolti, ed ha dato un messaggio chiaro: la fase di emergenza è passata, tutti accederanno alle terapie, si sta lavorando affinché l’attesa si riduca e i pazienti possano accedere alle terapie nell’arco di 6 mesi.

È fondamentale che tutte le forze cooperino nell’incrementare l’offerta terapeutica, collaborino nell’incentivarla e migliorarla, che si crei una rete integrata ed efficace che vede certamente nello specialista, ma anche nel medico di famiglia, 2 elementi chiave perché tutto ciò possa realizzarsi.

L’incontro è quindi proseguito con una sessione di domande e interventi del “pubblico”, per concludersi infine con l’intervento di Massimiliano Conforti vice presidente EpaC che felice di aver contribuito al benessere dei pazienti e di aver concesso il patrocinio per l’evento, ringrazia a nome dei pazienti, i medici, le istituzioni e ribadisce un messaggio chiaro e preciso: “eliminare l’epatite C  è,  non solo un obbligo ma oggi è davvero possibile!”

 

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